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lunedì 5 novembre 2012

La cucina povera contadina : "I ulivi 'ncriminati"



Ai tempi in cui "a fami era nivira", come racconta mio papà, quando si andava per settimane intere a raccogliere olive, magari per conto del padrone, non è che il pane con il "calaturi" ( companatico) fosse così abbondante.  Le famiglie che non possedevano terreni con alberi d'ulivo dovevano sottostare a condizioni di sfruttamento da parte dei proprietari terrieri, per poter riuscire ad avere una modesta quantità di olio per l'annata. Le condizioni erano "rui parti ccu na parti" o "tri parti ccu na parti", cioè tre quarti del prodotto raccolto andava al padrone e un quarto al contadino. Prima si mandavano le donne "a scogghiri" cioè a raccogliere le olive cadute dall'albero e poi si provvedeva alla raccolta. Allora si ricorreva a ciò che la natura offriva : a terra si trovavano delle olive, magari cadute da alcuni giorni, seccate dal sole e già naturalmente addolcite da una sorta di fermentazione naturale. Ebbene, erano una risorsa, perchè bastava una leggera schiacciata, un pizzico di sale e qualche goccia d'olio, se c'era, per farle diventare un companatico a sorpresa. Venivano chiamate "ulivi 'ncriminati": ho provato a seguire queste indicazioni per prepararle.


 Ne ho trovato una bella manciata tra quelle che erano cadute tempo fa in seguito a una nottata di vento fortissimo.


E' bastato schiacciarle con il palmo della mano perchè sono morbide; le ho condite con i classici aglio, olio, peperoncino, menta e olio: sono deliziose, anche se sono consapevole che quella che per noi oggi è una curiosità gastronomica, per i miei nonni e i miei genitori da piccoli, era una triste realtà.


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