giovedì 1 novembre 2012

Al frantoio, "u trappitu"

 Nella zona in cui vivo ci sono frantoi in cui le olive vengono frante a freddo, secondo l'antica tradizione, e altri più moderni e tecnologici.
In questa foto si può vedere la torre di pasta di olive pronta per essere posta sotto il torchio.











A sinistra potete vedere il classico recipiente, "a quartara", mentre in basso i contenitori di plastica che tutti usano per il trasporto dell'olio dal frantoio a casa.









Quest'anno abbiamo scelto un frantoio moderno che rispetta un rigido disciplinare per garantire la massima qualità del prodotto.
Queste sono le nostre olive versate nella tramoggia.









Vengono separate dalle foglie e da altri corpi estranei, quindi lavate e infine...











ridotte in pasta.












L'acqua viene separata dall'olio dopo una centrifuga.











E infine, eccolo: di un bel verde oro, profumato, aromatico! La nostra fatica è stata ripagata. Dalle mie parti per misurare l'olio si usa una antica misura: "u cafisu" che corrisponde a 12 litri. Anche il prezzo dell'olio viene applicato a "cafisu": questo fa capire che non lo compriamo ogni volta che facciamo la spesa, bensì una volta l'anno. In base ai "cafisi" estratti da una "sarma" di olive si dice "i ulivi si 'nnierru a  ddui, a tri o a quattru!"

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