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domenica 29 giugno 2014

Semplice come il pane: "pani cunzatu"


Mi piace moltissimo fare il pane in casa: fa sentire alla mia famiglia tutto l'amore che ho dentro. E' una di quelle cose che ti danno veramente soddisfazione e ti regalano un assaggio di felicità. Il pane che ho preparato oggi non ha bisogno di accompagnamento: è buonissimo da solo, da spezzare con le mani e mangiare così, semplicemente!


Ho sciolto 150 g di lievito madre con 220 g di acqua tiepida, ho aggiunto 450 g di semola di grano duro e sale quanto basta.


Aggiungo tre cucchiai di olio extravergine d'oliva e impasto fino ad ottenere un panetto morbido ed elastico.


Divido l'impasto in 3 pezzi uguali.


Ho preparato prima 50 g di pomodorini secchi tagliuzzati e 50 g di olive denocciolate verdi e nere, sempre tagliate a pezzetti.


Unisco i pomodorini a due delle porzioni di pasta e le olive alla terza. Formo dei rotolini della lunghezza di 40 cm circa.


Formo una treccia con i tre filoncini e la sistemo su una teglia rivestita di carta per farla lievitare.


Quando sarà raddoppiata di volume, la cospargo di semi di sesamo e la inforno a 180° per 25/30 minuti. Se utilizzate il lievito madre serviranno almeno 3 ore di lievitazione, se usate il lievito di birra (8 g bastano) basterà un'oretta.


Questo è il risultato: fragrante, profumata e golosa la mia treccia di pane condito!


In alternativa potete formare dei panini piccoli invece di un'unica forma.



giovedì 26 giugno 2014

Gelato al cioccolato fondente, arancia e cannella


Voglia di fresco, voglia di dolce: è estate e quindi via a provare ogni giorno un gusto nuovo di gelato!


Mettete in un pentolino 250 ml di latte, 150 g di cioccolato fondente, 10 g di glucosio, 100 g di zucchero, 5 g di farina di semi di carrube. Fate intiepidire fino a quando tutto il cioccolato si sarà sciolto.


Mescolate ora al composto 250 g di panna.


Mescolate il tutto e aggiungete un cucchiaino di cannella macinata.


Tagliate ora a cubetti piccolissimi dell'arancia candita (naturalmente prodotta in casa); potete eventualmente sostituirla con della buccia d'arancia grattugiata). Mettete a raffreddare in frigo per un paio d'ore. Fate addensare nella gelatiera oppure mettete il tutto in un contenitore di metallo in freezer, mescolando ogni mezz'ora per 5/6 volte. E' pronto!



lunedì 23 giugno 2014

Brioches siciliane


La prima colazione estiva, in questo lembo di Sicilia orientale, la vede protagonista insieme ad un buon gelato artigianale che la farcisce o tuffata in una deliziosa granita: è la brioche col tuppo, come la chiamano a Catania. Ormai si può gustare a qualsiasi ora del giorno in qualsiasi bar o chiosco o carrettino dei gelati: è inconfondibile e nello stesso tempo inimitabile.


Oggi vi propongo la ricetta che utilizza il lievito madre: prendetene 150 g, rinfrescato il giorno prima con farina manitoba, scioglietelo con 250 ml di latte nella planetaria.


Aggiungete 100 g di zucchero, un cucchiaio di miele, 1 uovo intero, 125 g di burro sciolto, un pizzico di sale, buccia grattugiata di arancia o limone.


Unite infine 300 g di farina manitoba e 200 g di farina 00, fate lavorare la macchina fino a quando l'impasto si incorda al gancio.


Mettete l'impasto ottenuto a lievitare fino a quando aumenta di volume ( il mio ci ha messo 4 ore).


Riprendete l'impasto e dividetelo in 8 porzioni uguali; da ogni pezzo staccatene uno piccolino che formerà il "tuppo"; formate con le mani una palla e posizionatela su una teglia rivestita di carta da forno. Con l'indice fate un incavo al centro e posizionate la pallina piccola. Mettete le brioches a lievitare dentro il forno spento con la luce accesa: dovranno raddoppiare di volume ( le mie hanno impiegato altre 4 ore).


Eccole belle lievitate.


Le ho spennellate con latte zuccherato, oppure potete usare un tuorlo diluito con un po' di latte. Infornare a 180° per 20 minuti.



Eccole, fragranti, morbidissime, profumate!


Una bella nevicata di zucchero a velo e... buona colazione!
Un consiglio: impastatele la sera prima, così la mattina saranno pronte per essere infornate e mangiate insieme ad un'ottima granita oppure farcite di marmellata o crema al cioccolato.

venerdì 20 giugno 2014

Stella di brioche ai fichi e al cioccolato


Non è certo una ricetta tipica siciliana, come quelle che pubblico di solito, anzi è una di quelle più inflazionate sul web. Oggi l'ho provata, con qualche lieve modifica, e voglio condividere il risultato con voi: so che altri hanno fatto di meglio!


 Ho impastato a mano senza usare la planetaria, per aver meno cose da lavare dopo, 400 g di farina manitoba, 1 uovo intero e un tuorlo, 50 g di miele, 160 ml di latte, una noce di burro, mezzo panetto di lievito di birra, buccia grattugiata di una arancia e di un limone.


Ho diviso l'impasto ottenuto in quattro panetti, che ho lasciato lievitare circa un'ora e mezza.


Ho quindi preso un panetto e l'ho spianato formando un cerchio dal diametro di 25 cm circa (fatelo su un foglio di carta da forno così vi verrà più facile spostarla sulla teglia).


Ho spalmato su tre quarti del cerchio la mia confettura di fichi, che adoro, e sul resto invece la Nutella.


Copro con un'altro disco di pasta, sigillo i bordi esterni e ripeto l'operazione con la confettura e la nutella fino ad esaurire tutta la pasta.


Taglio il cerchio in 8 spicchi senza incidere fino al centro. Taglio ogni spicchio in due, li attorciglio, prendendoli a coppia, uno verso destra e uno verso sinistra.


Completo gli altri, copro con un panno e lascio lievitare un'altra mezz'ora. Prima di infornare, a 180° per 30 minuti, spennello la superficie con un po' di latte.


Una bella spolverata di zucchero a velo e... via! Il primo pezzo è partito!

giovedì 19 giugno 2014

Confettura di albicocche al profumo di cannella


Questa è la stagione in cui cerco di catturare i profumi della frutta del mio giardino: non appena riesco a racimolare un cestino di prelibatezze le imprigiono in un barattolo!


Oggi è il turno delle albicocche: la produzione non è stata abbondante, ma mi accontenterò.


Lavo i frutti, li taglio a pezzettoni e peso il ricavato.


 Dato che non mi piacciono le confetture troppo dolci, metto la metà di zucchero rispetto al peso delle albicocche, aggiungo una scorza di limone, che conferirà un buon profumo, e il succo di mezzo limone, che manterrà inalterato il colore. Se volete usare la pectina usate quella del tipo 2:1, altrimenti abbiate la pazienza di farla cuocere qualche decina di minuti in più.


Decidete quale consistenza dare alla vostra confettura: se vi piacciono i pezzettoni lasciatela così, altrimenti, qualche minuto prima di toglierla dal fuoco, mettete il tutto in un mixer e frullate; rimettete quindi sul fuoco qualche minuto e mettetela infine nei barattoli. Io ho scelto la seconda versione per utilizzarla nelle crostate. Il tocco in più: prima di toglierla dal fuoco ho aggiunto una bella spolverata di cannella appena macinata! Inebriante!



Ottima per le vostre colazioni oppure


per i vostri dolci!

lunedì 16 giugno 2014

Tra ricordi e presente:il pane "di casa" della provincia di Ragusa

 

Nella mia provincia, fino ad una trentina di anni fa, in ogni famiglia c'era l'usanza di preparare il pane in casa; Il tradizionale forno in pietra aveva un posto di riguardo nella casa e ogni settimana le donne si cimentavano in questo lavoro. La voglia di modernità che quando ci abbaglia ci fa dimenticare le nostre vere radici, ha fatto si che ormai questa bellissima tradizione si sia persa, un po' perchè la maggior parte delle donne lavora, un po' perchè questi saperi  sono stati via via dimenticati. Negli ultimi anni, per fortuna si è tornati a rivalutare la particolarità del nostro pane "di pasta dura" ,come viene chiamato dai non ragusani, che non ha eguali in tutta l'isola.


Per curiosità vi voglio mostrare gli attrezzi che si usavano un tempo (questi sono della mia mamma) oggi soppiantati da impastatrici moderne.
Vi mostrerò come realizzare questo pane meraviglioso anche a casa vostra, per gustare la fragranza di un pane unico nel suo genere.


Cominciamo dal lievito: non si usava lievito di birra ma quello naturale chiamato "criscenti": ricordo che veniva conservato in un barattolo di vetro con un goccio d'olio in superficie per non fargli fare la crosta. La sera prima del giorno in cui si doveva panificare, si impastava la "lavatina": in pratica si aggiungevano al "criscenti" acqua e farina in modo da rinfrescare ed aumentare la massa lievitante. Ricordo che mia mamma, per insegnarmi l'arte del saper fare il pane, la faceva impastare a me. Questo impasto veniva messo al caldo coperto per bene. Se adoperate il lievito madre calcolate che la "lavatina" deve essere un terzo  rispetto all'impasto del pane; se usate il lievito di birra, calcolate 5 g per 2 Kg di farina.


L'indomani sciogliete con le mani e l'acqua tiepida il lievito madre, quindi aggiungete la semola di grano duro.


Io ho usato una farina prodotta da un mulino di Modica che usa una varietà autoctona di frumento che si chiama "russello". L'impasto dovrà avere una consistenza molto soda (da qui il nome pane a pasta dura).


Adesso bisogna modellare le forme tradizionali: questa tipica ad esse si chiama "pistolu";


quest'altra "cucchia maritata";


questa invece è la tipica "ragusana". Le forme di pane (ognuna realizzata con 500 g circa di pasta) vanno messe a lievitare ben coperte per un paio d'ore se fa freddo, meno nella bella stagione.


Un'altra forma tradizionale è " a cacuorcila" a Scicli o "scaccia ri tumazzu" a Modica: prendete un pezzo di pasta e formate un lungo salsicciotto; formate un incavo al centro con il pollice e farcite di cubetti di ragusano DOP o caciocavallo stagionato. Arrotolate a spirale e schiacciate formando una girella.


Eccola qui, con i tipici decori fatti con la lama del coltello.


Per vedere se il pane aveva il giusto grado di lievitazione, mia mamma ne prendeva uno in mano e con l'altra vi batteva sopra: se il rumore era cupo e tonante il pane era pronto da infornare. Un metodo più facile che uso io è quello di premere con il polpastrello dell'indice: se l'incavo creato torna su vuol dire che ci siamo. Il forno che ho usato oggi è più moderno ma è sempre in pietra. 45 minuti circa di cottura a 200 ° e...


eccolo qua: profumatissimo, croccante, dal sapore di grano e di fuoco, indescrivibile! Spaccato a metà, appena sfornato e condito con olio extravergine d'oliva, sale e origano è il "pani cunzatu" un'altra specialità della mia terra!