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mercoledì 30 ottobre 2013

Mattonella al pistacchio


Per gli amanti del pistacchio, una golosità da provare: seguitemi!


Non preparerò la solita crema al pistacchio, bensì il pan di spagna: monto 3 tuorli con 100 g di miele; a parte monto pure gli albumi a neve.


Aggiungo 200 g di farina 00 setacciata insieme a mezza bustina di lievito per dolci.


Aggiungo 80 g di pasta di pistacchio (in alternativa potete usare 100 g di pistacchi tritati molto finemente).


Infine aggiungo delicatamente gli albumi: metto l'impasto in uno stampo da plum-cake e inforno a 180° per 25 minuti.


Lavoro 200 g di formaggio tipo Philadelphia con 100 g di zucchero e intanto metto a bagno in acqua fredda 12 g di gelatina in fogli. 


Faccio sciogliere in poca panna liquida che ho fatto intiepidire.


Monto il resto dei 200 ml di panna; unisco i tre composti mescolando dal basso verso l'alto.


Taglio il pan di spagna ormai raffreddato in tre strati; bagno leggermente ogni strato con una bagna di acqua e zucchero e alterno con strati di crema. Fodero lo stampo con pellicola trasparente: renderà più facile estrarre il dolce. Metto in frigo a rassodare almeno un paio d'ore.


 Decoro infine il dolce con cioccolato fondente fuso e granella di pistacchi. Se volete strafare, irroratelo di topping al pistacchio e godetevi ogni singola cucchiaiata! Fatemi sapere!


P.S. Il pistacchio deve essere necessariamente di Bronte, altrimenti che siciliana sarei!

venerdì 25 ottobre 2013

Quadrucci in brodo "che paddunedda"


"A pasta 'mpastata cche paddunedda" è un piatto della tradizione, tipico dei pranzi importanti: la domenica con tutta la famiglia riunita, il pranzo di Natale, un pranzo con invitati di riguardo. Fino a pochi decenni fa (ormai l'usanza è scomparsa) quando moriva un congiunto, i parenti, tutti riuniti in casa, non potevano accendere il fuoco per preparare i pasti: ciò voleva significare che il dolore era così forte da impedire la preparazione del cibo. Gli amici per tre giorni consecutivi offrivano il "cunsulu" cioè i tre pasti principali della giornata in segno assistenza solidale: la ricetta che vi presento oggi,  era quasi sempre la protagonista per la sua caratteristica di pasto nutriente e ricco.

                                      

Cominciamo con la preparazione di un buon brodo: un bel pezzo di manzo e gli aromi tipici: carota, sedano e cipolla. Facciamo cuocere per almeno due ore.


Prepariamo ora i "paddunedda" piccolissime polpettine di carne (grandi come un cece): carne macinata di vitello magra 200 g (per 4 persone), 1 tuorlo, tre cucchiaiate di caciocavallo grattugiato, pepe nero, sale, prezzemolo tritato, pane grattugiato quanto basta per legare. Impastate il tutto e fornate con i palmi delle mani le palline.


Quando la carne del brodo sarà cotta, toglietela e tenetela in caldo come secondo, filtrate il brodo e tuffatevi le palline, facendo cuocere per un'altra mezz'ora.


Impastate 200 g di semola con 2 uova, tirate la sfoglia, fatela asciugare perchè non si attacchi durante il taglio.


Armatevi di coltello e tantissima pazienza e ricavate dalla sfoglia i quadrucci : sul mio "scanaturi" vedete anche delle farfalle, che ho dovuto fare per qualcuno della mia famiglia che non mangia brodo. Anche la quantità che vedete è tale perchè eravamo in 12.



Cuocete la pasta nel brodo con le palline e quando i quadrucci salgono a galla è pronta.


Servite e cospargete con una bella manciata di caciocavallo grattugiato. Pranzo da re!












martedì 22 ottobre 2013

Pane fritto


Questa è una ricetta che mi riporta alla mia infanzia: quando avevamo del pane raffermo, lo si utilizzava in tanti modi: uno di questi era appunto il pane fritto molto amato da noi bambini.


Anche mia mamma come la maggior parte delle donne di casa preparava il pane una volta la settimana. Nella foto vedete una delle forme di pane a pasta dura tipica del ragusano: la "cucchia maritata". Questo pane si mantiene morbido per alcuni giorni ma poi diventa un po' più asciutto, quindi ci si ingegnava per utilizzarlo in modo appetitoso.


Si può fare comunque con qualsiasi tipo di pane (io ho provato anche con il toscano e va bene): tagliatelo a fette.


Con una forchetta amalgamate un uovo con mezzo bicchiere di latte.


Inzuppate le fette e tuffatele nella padella con olio extravergine d'oliva caldo.


I bambini lo preferivamo cosparso di zucchero; oggi lo preferisco così , semplice, per accompagnare degli antipasti: è delizioso anche con i salumi!




sabato 19 ottobre 2013

Mousse di caffè e panna


Vi piace il caffè? Volete realizzare un dolcetto veloce per il pranzo della domenica senza perdere troppo tempo a spentolare? Eccovi un dolce al cucchiaio  per chi vuole passare una domenica "no stress".


Se siete in 6 persone, preparate una caffettiera da sei di caffè. Zuccheratelo e addensatelo con 30 g di amido. Fate raffreddare.


Intanto montate 250 ml di panna.


Amalgamatela alla crema di caffè ormai fredda, tenendone da parte un po' per la decorazione..


Sistemate la mousse in stampini mono-porzione e mettete in frigo fino al momento di servire. 


Prima di servire decorate con un ciuffetto di panna e una spolverata di polvere di caffè. 
Un fine pasto eccezionale!

mercoledì 16 ottobre 2013

Budino al limone in salsa di cachi



Nel mio orto c'è un alberello di cachi: non usando insetticidi o antiparassitari, ho dovuto accontentarmi di un raccolto povero e malconcio dato che anche le gazze hanno fatto strage. Malgrado ciò li voglio valorizzare preparando questo dolcetto.


Seleziono le parti buone dei frutti e metto la polpa insieme al succo di mezzo limone in un bicchiere da mixer e frullo. Non metto zucchero perchè i cachi sono dolcissimi.


Per i budini metto 50 g di maizena in un pentolino con 100 g di zucchero e la buccia grattugiata di un limone. Aggiungo 500 ml di latte e una spruzzatina di limoncello. Faccio addensare sul fuoco mescolando.


Riempio degli stampini mono-porzione e faccio raffreddare bene in frigo.

                                                   

Sul fondo del piatto metto un po' di salsa e vi posiziono sopra il budino; completo con un piccolo spicchio di limone e della buccia grattugiata. Buon dessert!



lunedì 14 ottobre 2013

"Vavaluci a ghiotta", lumache con la cipolla



Prime piogge autunnali: da noi per fortuna finiscono presto! Quando "scampa" cioè quando smette, all'imbrunire, si parte alla ricerca di "vavaluci" ossia le chiocciole di terra. Infatti, eccoci armati di lume a gas, per muretti di campagna, a cercare di riempire il nostro secchio.



Ci sono diversi tipi di chiocciole: "i vavaluci", piccole con il guscio chiaro o a righe bianco-marrone, "i barbaini" (nella foto) più grosse e carnose e "i scavuzzi" dal guscio molto scuro, che vivono sotto terra.


Finita la raccolta bisogna metterle a spurgare: le sistemiamo in un cesto di canne, in modo che possano respirare e chiudiamo con del tulle o con un panno di cotone.


Dopo qualche giorno, le prendo e comincio l'operazione lavaggio: le metto a bagno in acqua fredda e le sorveglio perchè prendono la via della fuga molto rapidamente. 


Dopo averle sciacquate più volte ed essermi assicurata che siano tutte  con il capo fuoriuscito dal guscio, le sistemo in una pentola molto capiente ricoperte d'acqua fredda. Dopo una decina di minuti dall'ebollizione. tolgo l'acqua di cottura, che risulterà scura, e le risciacquo.


In una padella faccio rosolare in olio extravergine d'oliva abbondante cipolla di Giarratana. Quando sarà dorata aggiungo due cucchiai di concentrato di pomodoro, il nostro "strattu"  ( vedi post relativo http://cannellaegelsomino.blogspot.it/2013/07/u-strattu-il-tradizionale-concentrato.html) e del peperoncino piccante.


Aggiungo le chiocciole e faccio  insaporire!


P.S. da mangiare rigorosamente con le mani!

giovedì 10 ottobre 2013

Maria Stuarda: antichi dolcetti "da credenza"


Avevo preannunciato che avrei preparato dei dolcetti con la confettura di zucchina siciliana: eccoli! Non so perchè si chiamino così: ho trovato spiegazioni fantasiose su vari testi, ma non starò qui ad annoiarvi. Si tratta di un antichissimo dolce che si preparava soprattutto nella Sicilia occidentale: biscottini ripieni che si conservavano a lungo. I dolcetti "da credenza" per noi siciliani sono una tradizione: bisogna sempre avere in casa dei biscotti, dei dolcetti, dei torroncini da offrire ai nostri ospiti e guai a colui che non accetta: sarà investito da mille offerte di cibo o bevande fino a quando non capitolerà!


La pasta frolla di questi dolci non prevede il burro, ma lo strutto, molto usato nella nostra pasticceria. Dosi (per 18-20 dolcetti circa): 450 di farina 00, 150 g di strutto, 150 g di zucchero, 1 uovo, latte quanto basta (circa tre cucchiai, dipende dalla durezza dell'impasto), vanillina, 1 cucchiaino di lievito, un pizzico di sale, buccia grattugiata di limone.



Impastate tutti gli ingredienti; avvolgete la pasta in una pellicola e fate raffreddare molto bene in frigo (almeno due ore).


Tirate la pasta fuori dal frigo e stendetela con un mattarello in una sfoglia (3/4 mm).


Tagliate con la rotella dentellate dei dischetti della misura adatta per rivestire il fondo dei pirottini.


Imburrate e infarinate i pirottini, sistemate il dischetto di pasta e riempite con un cucchiaio di confettura di zucchina siciliana  (http://cannellaegelsomino.blogspot.it/2013/10/confettura-di-zucchina-siciliana.html).



Rifinite ogni dolcetto con striscioline di pasta.


Infornate a 180° per 30 minuti.


Godeteveli con un bicchierino di Passito di Pantelleria e tutto il mondo vi sembrerà più dolce!