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mercoledì 31 luglio 2019

Sorbetto al mandarino


L'estate è stagione di sorbetti, granite e gelati: in Sicilia costellano le nostre giornate a colazione, al mare, dopo pranzo.....insomma si va avanti con la dolcezza e la freschezza di queste meravigliose preparazioni. Alcuni frutti però seguono la logica delle stagioni per cui è improbabile che si possano trovare mandarini freschi in estate a meno che non siano di importazione. E' improbabile ma non impossibile! Il mio albero era così carico che non abbiamo raccolto tutti i suoi frutti, mi piaceva vederlo come un albero di Natale con tutte le sue decorazioni arancione. Naturalmente non posso bloccare il ciclo naturale di un albero: i frutti a mano a mano si asciugano all'interno per poi cadere e lasciare la linfa vitale ai nuovi frutti. Ho quindi raccolto tutti i mandarini rimasti e ho provato a spremerli: malgrado fossero molto disidratati all'interno, sono riuscita ad ottenere un bel po' di succo. Questo, ripeto, è un caso eccezionale ma se volete utilizzare il succo di mandarino in estate, vi consiglio di congelarlo in inverno, come di solito faccio io.

                                     





Ho spremuto i mandarini e alcuni li ho privati degli spicchi per lasciare la scorza come simpatico contenitore.


Ho filtrato il succo e ne ho misurato 1 litro. Intanto in un pentolino ho messo 250 ml di acqua con 200 g di zucchero e ho ottenuto uno sciroppo; l'ho fatto raffreddare, unendolo al succo.


Metto in freezer a congelare.




Quando sarà ghiacciato, inserisco il tutto in un mixer e faccio frullare molto bene. E' pronto da consumare: come fine pasto è eccezionale e se volete renderlo ancora più interessante potete unirvi del prosecco ghiacciato.


Servitelo in bicchierini ben freddi oppure nella scorza dei mandarini!

domenica 28 luglio 2019

Risotto ai fichi e prosciutto crudo


Bisogna utilizzare i prodotti della terra seguendo la stagionalità; dato che abbondano i fichi, oltre che per la classica confettura, li utilizzerò per un primo molto particolare.


Questo è il raccolto di oggi! Abbinerò i fichi al prosciutto crudo e al pecorino per bilanciare i gusti dolce-salato.


Ingredienti per 4 persone: 300 g di riso, 50 g di burro, 12 fichi, 100 g di prosciutto crudo, 100 g di pecorino (meglio se stagionato), olio extravergine d'oliva, brodo vegetale, foglie di timo o di menta.


Fate tostare il riso con l'olio, quindi proseguire la cottura con del brodo vegetale caldo.


Mentre il riso cuoce, tagliate i fichi e fateli rosolare in padella con i burro per qualche minuto, quindi aggiungete il prosciutto tagliato a listarelle.


Un paio di minuti prima di togliere il riso dal fuoco, unite i fichi e mantecate il risotto.


Completate il piatto con delle foglioline di timo o di mentuccia e con un fico tagliato in quattro.
Buon appetito!

venerdì 26 luglio 2019

Cremolata di fichi e noci


In un post precedente ho già spiegato la differenza tra granita e cremolata:  nella seconda, è presente anche la polpa del frutto, in questo caso i fichi. Nella tradizione siciliana, la colazione estiva è granita o cremolata e brioche: non si discute!


Con questi bei fichi appena raccolti preparerò questa fresca crema, davvero paradisiaca in queste caldissime mattinate.


Sbucciare i fichi fino a raggiungere 500 g di polpa.


Intanto preparare uno sciroppo con 500 ml di acqua, 150 g di zucchero, una buccia di limone, vaniglia. Fare raffreddare.


Unire la polpa dei fichi e il succo di un limone. Con un mixer dare una frullata, mettere in un contenitore e fare congelare.


Mettere il composto congelato in un robot da cucina, frullare bene e servite. Quella che avanza si può tranquillamente riporre in freezer, perchè non si ricompatterà più.


Completare la  cremolata con gherigli di noci e cannella e naturalmente con l'immancabile brioche!
Buona colazione!
Se volete prepararvi in casa anche le nostre meravigliose brioches, la ricetta la trovate qui.

mercoledì 24 luglio 2019

Gamberoni del Mediterraneo marinati



Oggi ho avuto la fortuna di poter acquistare dei magnifici gamberoni appena pescati: voi direte: ma che fortuna è? Lo è per tanti motivi: nel mio piccolo borgo, Sampieri, non ci sono molti pescatori; quando arrivano sul moletto, sono più le persone desiderose di accaparrarsi del pesce freschissimo che l'effettivo pescato. Quel che c'è, c'è: il bello è proprio questo! I gamberoni nella fattispecie compaiono in questo periodo, ma gli esemplari a disposizione, dopo la "smagliatura" delle reti, sono pochi: quindi chi può aggiudicarseli ha davvero una grande fortuna: oltre ad essere freschissimi, non sono trattati con ammoniaca e questo non è poco!

                                     

Questo è il loro colore naturale: non sono bellissimi? 
Per apprezzarne tutto il sapore li farò marinare a crudo in due versioni: una me l'ha suggerita proprio Antonio, il nostro pescatore di fiducia.


Versione numero 1: sgusciarli delicatamente e togliere il budellino.


Preparare la marinata con olio extravergine d'oliva dei Monti Iblei, succo di mezzo limone (non troppo altrimenti andremmo a coprire il gusto delicato dei gamberi), scorza grattugiata di limone.


Lasciamoli per una mezz'oretta circa, quindi impiattiamo.

                                     

Il sale lo mettiamo alla fine, meglio se grosso (io ho usato del sale nero); ho sistemato i gamberoni su foglie di limone e li ho accompagnati con delle fettine di zenzero.



Versione numero 2: dicevo prima che è stato un suggerimento di Antonio. Mi ha spiegato che se voglio esaltare i colori dei crostacei, devo immergerli velocemente in acqua bollente. Così ho fatto e in effetti, come potete vedere, hanno assunto questo meraviglioso colore.


Sgusciare e condire: oltre alla marinata ho aggiunto qualche fogliolina di timo e di rosmarino.

                                      


P.S. Con le teste e i carapaci ho preparato un buonissimo fumetto che utilizzerò per un risotto coi fiocchi. Della serie: non si butta mai niente!





giovedì 18 luglio 2019

Solo una ciotola di lenticchie?



La mia natura contadina mi ha portato a voler sperimentare qualcosa di nuovo e molto antico nello stesso tempo: nuovo per me, perchè malgrado sia cresciuta di agricoltura, non avevo mai visto una pianta di lenticchie; antico, perchè ho scoperto, sperimentandolo, quanto dovesse essere faticoso per i nostri antenati, riuscire a mettere da parte questi fantastici legumi per le necessità della famiglia.
Quindi partiamo dalla mia curiosità primaria: ho cercato i semi di una varietà del luogo, lenticchie modicane; con mio marito, che asseconda sempre le mie pensate, le abbiamo seminate ed ecco la nostra mini coltivazione. Quando ho notato i piccolissimi baccelli, ho cominciato a chiedermi come saremmo riusciti a sgranarli, considerata la loro minuscola dimensione; ma già eravamo contenti di aver fatto la conoscenza della pianta con questi bei cespuglietti.

                                     


Queste sono le piante nel periodo della fioritura.


Quando le piante hanno cominciato ad essere quasi interamente gialle, le abbiamo tagliato e lasciato a completare l' essiccazione sul terreno.


E adesso arriva il bello: come fare fuoriuscire le lenticchie dai baccelli? Chiedendo a mio padre, ho scoperto che anticamente i mazzi venivano percossi con un attrezzo, per far cadere i semi. Ci siamo arrangiati con un bastone di legno, abbiamo posizionato i fasci su un telo, cominciando a picchiare. Non vi nascondo che è stata una bella faticata.


Ma non finisce così: bisogna separare i semi dall'involucro che li protegge e dai piccoli rametti. Come fare? Ci siamo fatti aiutare dal vento: facendo cadere dall'alto grosse manciate, i semini, più pesanti, cadevano perpendicolarmente, mentre la paglia, più leggera, veniva portata più in avanti. Abbiamo ripetuto questa operazione non so quante volte, sottostando ai capricci del vento, ma il nostro obiettivo, malgrado le difficoltà, era più vicino.




Si, perchè alla fine, dopo aver messo a dura prova le braccia e la schiena, bisogna provare a vedere se anche la nostra psiche resisterà al tormento finale: ebbene sì, è un duro esercizio di calma e pazienza dover rimuovere le ultime impurità che comunque sono rimaste in mezzo alle lenticchie. Chicco dopo chicco, uno per uno. Dopo giorni di traversie, risate per la nostra assoluta ignoranza sulle procedure necessarie e riflessioni sulla durezza del lavoro degli agricoltori, ai quali dobbiamo immenso rispetto, abbiamo guardato soddisfatti il frutto del nostro progetto: due chili e ripeto, solo due chili di meravigliose lenticchie!


Sono state sicuramente le lenticchie più gustose che io abbia mai mangiato! Le ho fatto lessare aggiungendo semplicemente cipolla, carota e sedano per completarle infine con un giro di olio extravergine d'oliva. E non ditemi: ma è solo una ciotola di lenticchie!


mercoledì 17 luglio 2019

"Capuliatu" una delizia tutta siciliana


Un must dell'estate siciliana è senza dubbio la preparazione dei pomodori secchi da conservare per l'inverno " i pummaroru salati" e il "capuliatu" un composto molto versatile in cucina perchè si presta a molteplici usi.


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L'alleato principale di questa preparazione è il sole della mia terra; ho utilizzato dei pomodori ciliegia dolcissimi e maturi, li ho lavati, li ho spaccati a metà, cosparsi di sale, sistemati su un asse di legno e posizionati al sole.


Adesso bisogna solo aspettare, non troppo in verità, perchè con le temperature che abbiamo bastano due giorni.


Ecco come appaiono dopo l'essiccazione: hanno perso tutta la loro acqua, sono secchi ma nello stesso tempo ancora morbidi. Naturalmente se si usassero dei pomodori grossi il tempo  di esposizione andrebbe prolungato. 


Adesso tuffo i pomodorini in acqua bollente per due minuti per eliminare la possibile carica batterica o qualche eventuale corpo estraneo. Li scolo e li metto su un canovaccio pulito ad asciugare. Le nonne a questo punto li sistemavano in barattoli di vetro a strati, conditi con qualche foglia di basilico e ricoperti d'olio; venivano usati per condire il pane caldo o come companatico per gli uomini che andavano a lavorare nei campi. Io invece per conservare tutto il loro profumo intatto, li conservo in freezer e li condisco quando mi servono per preparare il tipico antipasto rustico.


Nel sacchetto metto anche delle foglie di basilico e il sapore dell'estate è tutto lì.


Adesso arriviamo al nostro "capuliatu": nel nostro dialetto "capuliari" vuol dire prendere a botte, forse in riferimento al fatto che i pomodori venivano spezzettati e "picchiati" con il coltello.





Oggi più semplicemente vanno messi in un mixer con olio extravergine d'oliva, aglio, origano, basilico e dei peperoncini freschi. La salsa che si ottiene è sublime per condire le pagnotte calde appena sfornate oppure come condimento per degli spaghetti superlativi. In ogni caso se dovete conservarla coprite il barattolo in cui la sistemate con altro olio e chiudete ermeticamente: sono sicura però che non resisterà a lungo chiusa!


Se vi posso suggerire una ricetta sfiziosa in cui usare il capuliatu  andate su http://cannellaegelsomino.blogspot.it/2013/06/linguine-alla-ventresca-capperi-e.html