mercoledì 17 luglio 2019

"Capuliatu" una delizia tutta siciliana


Un must dell'estate siciliana è senza dubbio la preparazione dei pomodori secchi da conservare per l'inverno " i pummaroru salati" e il "capuliatu" un composto molto versatile in cucina perchè si presta a molteplici usi.


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L'alleato principale di questa preparazione è il sole della mia terra; ho utilizzato dei pomodori ciliegia dolcissimi e maturi, li ho lavati, li ho spaccati a metà, cosparsi di sale, sistemati su un asse di legno e posizionati al sole.


Adesso bisogna solo aspettare, non troppo in verità, perchè con le temperature che abbiamo bastano due giorni.


Ecco come appaiono dopo l'essiccazione: hanno perso tutta la loro acqua, sono secchi ma nello stesso tempo ancora morbidi. Naturalmente se si usassero dei pomodori grossi il tempo  di esposizione andrebbe prolungato. 


Adesso tuffo i pomodorini in acqua bollente per due minuti per eliminare la possibile carica batterica o qualche eventuale corpo estraneo. Li scolo e li metto su un canovaccio pulito ad asciugare. Le nonne a questo punto li sistemavano in barattoli di vetro a strati, conditi con qualche foglia di basilico e ricoperti d'olio; venivano usati per condire il pane caldo o come companatico per gli uomini che andavano a lavorare nei campi. Io invece per conservare tutto il loro profumo intatto, li conservo in freezer e li condisco quando mi servono per preparare il tipico antipasto rustico.


Nel sacchetto metto anche delle foglie di basilico e il sapore dell'estate è tutto lì.


Adesso arriviamo al nostro "capuliatu": nel nostro dialetto "capuliari" vuol dire prendere a botte, forse in riferimento al fatto che i pomodori venivano spezzettati e "picchiati" con il coltello.





Oggi più semplicemente vanno messi in un mixer con olio extravergine d'oliva, aglio, origano, basilico e dei peperoncini freschi. La salsa che si ottiene è sublime per condire le pagnotte calde appena sfornate oppure come condimento per degli spaghetti superlativi. In ogni caso se dovete conservarla coprite il barattolo in cui la sistemate con altro olio e chiudete ermeticamente: sono sicura però che non resisterà a lungo chiusa!


Se vi posso suggerire una ricetta sfiziosa in cui usare il capuliatu  andate su http://cannellaegelsomino.blogspot.it/2013/06/linguine-alla-ventresca-capperi-e.html




mercoledì 10 luglio 2019

Brioche siciliana

                                      

La prima colazione estiva, in questo lembo di Sicilia orientale, la vede protagonista insieme ad un buon gelato artigianale che la farcisce o tuffata in una deliziosa granita: è la brioche col tuppo, come la chiamano a Catania. Ormai si può gustare a qualsiasi ora del giorno in qualsiasi bar o chiosco o carrettino dei gelati: è inconfondibile e nello stesso tempo inimitabile.






Oggi vi propongo la ricetta che utilizza il lievito madre: prendetene 150 g, rinfrescato il giorno prima con farina manitoba, scioglietelo con 250 ml di latte nella planetaria.


Aggiungete 100 g di zucchero, un cucchiaio di miele, 1 uovo intero, 125 g di burro sciolto, un pizzico di sale, buccia grattugiata di arancia o limone.

                                     


Unite infine 300 g di farina manitoba e 200 g di farina 00, fate lavorare la macchina fino a quando l'impasto si incorda al gancio.



                                     


Mettete l'impasto ottenuto a lievitare fino a quando aumenta di volume ( il mio ci ha messo 4 ore).


Riprendete l'impasto e dividetelo in 8 porzioni uguali; da ogni pezzo staccatene uno piccolino che formerà il "tuppo"; formate con le mani una palla e posizionatela su una teglia rivestita di carta da forno. Con l'indice fate un incavo al centro e posizionate la pallina piccola. Mettete le brioches a lievitare dentro il forno spento con la luce accesa: dovranno raddoppiare di volume ( le mie hanno impiegato altre 4 ore).


Eccole belle lievitate.


Le ho spennellate con latte zuccherato, oppure si può usare un tuorlo diluito con un po' di latte. Infornare a 180° per 20 minuti.


Eccole, fragranti, morbidissime, profumate!


Una bella nevicata di zucchero a velo, se vi piace, e... buona colazione!
Un consiglio: impastatele la sera prima, così la mattina saranno pronte per essere infornate e mangiate insieme ad un'ottima granita oppure farcite di marmellata o crema al cioccolato.


















venerdì 5 luglio 2019

Torta soffice al cocco e limone gluten free


Questa torta, a dire il vero, è nata dall'esigenza di dover consumare degli ingredienti che avevo in frigo. Si realizza molto velocemente, perché si sa, in estate non abbiamo voglia di stare troppo tempo chiusi in cucina: il risultato non vi farà pentire di aver dedicato un po' delle vostre vacanze ad un dolcetto veramente niente male! Inoltre, e non è poco, questa torta dal gusto fresco, è senza glutine, per cui adattissima ai nostri amici intolleranti.
Ingredienti: 2 uova, 150 g di zucchero, 200 g di yogurt greco (oppure yogurt bianco), la scorza di 2 limoni, 100 g di farina di cocco, 150 g di maizena, lievito per dolci.









Impastare tutti gli ingredienti e versare in una teglia che avremo leggermente imburrato e cosparso di farina di cocco (vi ricordo che non c'è presenza di farina in questa torta). Far cuocere a 170° per 40 minuti, controllare con uno stecchino se è asciutta e sfornare. E' più buona fredda: potete accompagnarla con una pallina di gelato al cocco oppure con un topping al cioccolato.


mercoledì 3 luglio 2019

Bonbon di melanzane


Per un simpatico antipasto o uno sfizioso contorno eccovi queste semplicissime polpettine di melanzane, un classico della cucina siciliana.


Sbucciate le melanzane, tagliatele a pezzi, mettetele in una casseruola con un filo d'acqua e il sale quanto basta. Mettete il coperchio e fate ammorbidire. Potete anche cuocerle in forno al cartoccio avvolte nella carta d'alluminio.


Fatele sgocciolare bene e se necessario strizzatele con le mani.



Condite con aglio tritato, menta e prezzemolo tritati, pepe nero, caciocavallo grattugiato, 1 uovo per 400 g di polpa di melanzane, pangrattato quanto basta per ottenere un impasto morbido.
Formate con le mani delle palline, rotolatele nel pane grattugiato e friggetele in abbondante olio di arachide. Fate asciugare bene e servite.



sabato 29 giugno 2019

Latte di mandorle alla siciliana




La mandorla, prodotto d'eccellenza del mio territorio, come ho detto più volte, è protagonista di tutte le dolcezze siciliane: biscotti, creme, gelati, granite e bibite fresche e dissetanti. Tra queste ultime il latte di mandorle e l'orzata. Perchè si chiami orzata un prodotto a base di mandorle penso che derivi dal fatto che un tempo una bibita dissetante si ottenesse dall'orzo, sostituito poi in seguito dalle fantastiche mandorle. Ma qual è la differenza tra latte di mandorla e orzata? Il latte è ottenuto dalla spremitura delle mandorle crude e va consumato subito, la sua conservabilità infatti non può superare le 24 ore in quando si deteriora molto facilmente; è una bevanda adatta a chi è intollerante al lattosio, molto nutriente e dal gusto delicato ed aromatico. Mia mamma mi ha raccontato che anticamente ai neonati che non avevano la disponibilità del latte materno, veniva dato appunto il latte di mandorla. L'orzata di mandorle invece è uno sciroppo concentrato a base di mandorle e zucchero che dà la possibilità di gustare questa bibita speciale quando si vuole, basta aggiungere dell'acqua fresca. Oggi voglio mostrarvi come ottenere questo nettare degli dei.


La cosa fondamentale è la materia prima: mandorle di Avola. Compratele sempre con la buccia. per eliminarla basta tuffarle in acqua bollente per un minuto, scolarle e andrà via facilmente.


Lavatele, asciugatele. Se vi piace il gusto tostato potete passarle in forno. Anticamente il procedimento prevedeva la macinazione delle mandorle e poi la cosiddetta "mmissioni"




La mandorla tritata veniva messa in un telo di lino e poi spremuta in acqua tiepida fino a quando tutti i succhi e gli olii essenziali della mandorla si trasferivano nell'acqua.

 

Ho sfruttato la tecnologia e ho realizzato il latte di mandorla con il mio amico estrattore, seguendo con la seguente procedura: ho  messo 400 g di mandorle a bagno in 1 litro d'acqua la sera prima, in modo che si ammorbidissero. Ho spremuto le mandorle con la loro acqua, ripassandole più volte, quindi ho filtrato per eliminare eventuali granellini di mandorle (non buttate i residui, perchè vi mostrerò come utilizzare questi scarti che prendono il nome di okara).


Ho messo il litro di latte di mandorle in una pentola dal bordo alto e ho aggiunto 1,600 Kg di zucchero, una buccia di limone e una scorza di cannella. Ho messo sul fuoco e ho fatto cuocere almeno per venti minuti dopo il bollore.



Con la cottura vedrete lo sciroppo che diventa più scuro e denso.


Prima di togliere dal fuoco aggiungo il mio ingrediente segreto che a questo punto non lo è più, un cucchiaio di acqua di fiori d'arancio (questa è home-made ma potete trovarla in commercio).


Ho imbottigliato lo sciroppo ottenuto. Si mantiene benissimo anche fuori dal frigo (del resto lo si faceva nella notte dei tempi, anche quando i frigoriferi non esistevano). Basta versare un dito di sciroppo in un bicchiere, aggiungere acqua ghiacciata e per magia avrete il vostro bianchissimo latte di mandorla ogni volta che vorrete.



Come utilizzare l'okara? Potrete realizzare questi gustosissimi biscotti la cui ricetta trovate qui.