lunedì 31 ottobre 2016

Il pane di Ognissanti a Scicli : "Armi Santi"


In questi giorni impazzano sul web ricette di dolcetti a forma di pipistrelli, fantasmi e qualsiasi soggetto macabro; anche se la globalizzazione ci impone tuffi in culture diverse dalla nostra, piuttosto che demonizzare questa festa anglosassone, vorrei piuttosto riscoprire le nostre radici culturali. In Sicilia la Commemorazione dei defunti assume una connotazione del tutto particolare: innanzitutto per noi è la Festa dei Morti, a voler rimarcare il sentimento di gioia piuttosto che di tristezza.
Quasi a voler instillare nel cuore dei bambini l'idea che in fondo la Morte altro non è che l'unico modo per rinnovare la vita. Nessuna paura quindi nei confronti della morte, quanto piuttosto il voler festeggiare questo legame indissolubile tra quelli che ci hanno lasciato e i piccoli della nostra famiglia.
Quando ero piccola, tra noi bambini c'era molta attesa per questa festa: i morticini non si sarebbero mai scordati di noi lasciandoci un regalo, il giocattolo che desideravamo, oppure noci, fichi secchi, qualche forma di cotognata o di mostarda e qualche melograno.
A Ognissanti si faceva pure un piccolo pane votivo che a Scicli chiamavamo "Armi Santi" (anime sante) da regalare alle persone bisognose in suffragio delle anime del Purgatorio. Questi piccoli pani venivano chiamati anche "Sammugghirmùzza" (dal nome di San Guglielmo, protettore della nostra città); si racconta che questo Santo si fosse recato a Malta, in un periodo di tremenda carestia, per comprare del grano. I semi di quel frumento diedero origine ad un raccolto molto abbondante. Da allora San Guglielmo veniva sempre collegato al pane.


                                    


Impastare della semola rimacinata di grano duro con acqua tiepida, lievito madre, sale.


Formare con le mani dei salsicciotti della lunghetta di 40/50 cm circa.


Piegare a mo' di testa con le braccia incrociate e poi segnare con la lama di un coltello incidendo dei segni.


Fare lievitare per un paio d'ore, quindi infornare a 200° per 20 minuti.


Eccole qui le mie anime sante!

6 commenti:

  1. Inutile dire che non conosco il sapore di questi fantastici biscotti, ma potrei giusto fare un salto per assaggiarli!!!
    Fanno riassaporare i sapori e i profumi di un tempo... Bravissima...
    Flora

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    1. E' un vero e proprio pane, molto più essenziale dei biscotti.

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  2. Che belle le nostre tradizioni! Da noi, nel palermitano, si mettono sotto i letti dei bambini cestini di frutta martorana (frutti fatti di pasta di mandorle), i pupi di zucchero e i giocattoli. Certo una volta, quando ricevere giocattoli in regalo era evento assai raro, per noi la Festa dei Morti era come il Natale di adesso. Tant'è che a Natale non si facevano regali. Oggi che i bambini hanno tutto e i giocattoli li ricevono ad ogni piè sospinto, non è più la stessa cosa.
    E la festa di Halloween è ormai tanto più attraente per i bambini e per i ragazzini più grandi che ne approfittano per fare i teppistelli.
    Sinceramente a me, che pure insegno lingua e cultura anglosassone, questo scimmiottare le tradizioni altrui, senza capirne il vero senso, non piace per niente. E non ho mai fatto festeggiare Halloween a scuola. Ne faccio studiare origini e significato, ma poi cerco di far capire ai ragazzi che dovrebbero rispettare e apprezzare le nostre di tradizioni, così belle e ricche di mille sfaccettature, al punto che ogni paese siciliano ha le sue. Speriamo che non si perdano e tu, con questo bel post, hai contribuito a non farle dimenticare. Brava!

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    1. Anche io a scuola cerco di valorizzare al massimo le nostre radici pur amando la conoscenza e il confronto con altre culture. Speriamo di seminare bene.

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  3. Questa riscoperta delle tradizioni è un ottimo suggerimento e il tuo pane è pieno di storia e sentimento..non posso che apprezzarlo!

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    1. Grazie. Mi piacerebbe molto che queste tradizioni non finissero nell'oblio. Spero di far bene la mia parte.

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