martedì 27 agosto 2013

Profumo di carrube



Gli alberi maestosi di carrubo caratterizzano le campagne del paesaggio ibleo: Scicli, Modica, Ragusa hanno in quest'albero il loro simbolo caratteristico. Nel secolo scorso rappresentavano una risorsa economica per le famiglie contadine di questo territorio; un tempo i semi del suo frutto, i carati, rappresentavano l'unità di misura per gli orafi.  L'albero del carrubo, introdotto in Sicilia dai Greci, anche se furono gli Arabi che ne intensificarono la coltivazione, ha una crescita lenta ma è molto longevo in quanto riesce a vivere anche cinquecento anni.
Verso la fine di agosto i suoi frutti raggiungono la maturazione: ancora oggi la raccolta delle carrube fa parte delle abitudini di molte famiglie, non tanto per il risvolto economico, quanto per mantenere viva la tradizione. Non è raro vedere famiglie intere sotto le chiome di questi splendidi alberi che si dividono i compiti: chi percuote con lunghe canne i rami per far cadere le carrube a terra ("cutulari"), chi le raccoglie in grosse ceste, chi riempie grandi sacchi di juta, chi carica i sacchi per portarli dai grossisti. Le carrube vengono utilizzate in campo alimentare per la produzione di dolci come caramelle, biscotti, liquori, sciroppi, farina e addensanti per gelati, foraggio per animali. I dolci tradizionali della provincia di Ragusa realizzati con lo sciroppo di carrube sono i "mustazzola" e la "mostarda" . Una prelibata curiosità di questo albero è che in alcuni casi produce un fungo molto raro e particolare chiamato "funcia ri carrua" originato da una malattia che intacca la cavità interna del tronco.

 
Fungo del carrubo
(la foto è reperita su virgilioragusa.myblog.it)


Proprio oggi raccolgo le carrube del mio albero che ormai sono cadute a terra: non andrò certo a venderle ma le utilizzerò per preparare lo sciroppo di cui parlavo prima che in dialetto chiamiamo  " u vinu cuottu ri carrui".

Scelgo delle belle carrube carnose.


Le apro con un coltello, si potrebbero benissimo schiacciare con una pietra o con un martello in modo da poter togliere i semini.


Casa ne farò dei semini? Magari qualche lavoretto con i bambini a scuola!
Faccio tostare per un quarto d'ora le carrube in forno caldo: ciò ne esalta il profumo. Le  metto quindi in un recipiente e le ricopro con dell'acqua fredda. Le lascio riposare per 24 ore.


Filtro il tutto e metto il liquido ricavato in una pentola.  Porto ad ebollizione. L'antica tradizione dice di aggiungere a questo punto una manciata di cenere di legna e lasciare riposare per altre 24 ore per "annucillu" cioè renderlo dolce, Filtro di nuovo e metto la pentola sul fuoco moderato fino a quando il volume del liquido si sarà ridotto di un terzo. Durante l'ebollizione aggiungo buccia d'arancia o di limone.





Imbottiglio lo sciroppo ottenuto.  Il decotto di carruba ha il merito di conservarsi bene, inalterato, per molti anni. In Sicilia questa ricetta fu  utilizzata durante la II Guerra Mondiale, per sopperire alla mancanza di zucchero.

14 commenti:

  1. Molto bello il blog e le ricette . Se ti piace la cucina come me , passa nel mio blog <3 http://soulinthefood.blogspot.it/

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  2. ciao cara, ti ho taggata nel mio ultimo post... se hai voglia di partecipare, questo è il link..http://biologicamentebio.blogspot.it/2013/08/liebster-award.html
    mi piacerebbe sapere quali saranno le tue risposte, quindi se lo farai..avvisami!! a presto!

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    1. Grazie per aver pensato al mio blog; ho risposto e ricambiato. A risentirci

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  3. Ciaoo nuova follower! se ti va passa da me! baciii TI ASPETTO!
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  4. C'è un premio per te sul mio blog!! :-) ciaooo

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  5. Al posto della cenere, sapevo che aggiungevano la pietra viva", per farlo addolcire

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  6. Dici bene, anche se noi la chiamiamo Petra morta, cioè friabile, a differenza di quella con cui si costruiscono i muretti a secco. Si usano entrambi. Con il cognome che porti, non sarai per caso sciclitano?

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    1. Ciao Gufetta, sono Luca e vivo in sicilia come te, da Noto che conoscerai sicuramente, potresti più dettagliata nella ricetta nel senso; perchè togliere i semini ? ho letto altre ricette dove invece non li tolgono e non aggiungono la cenere. ti dico questo perchè vorrei seguire una ricetta che sia originale al massimo per esaltare al meglio il gusto del carrubo ( che io amo ) ciao Grazie!

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    2. Come ho raccontato nel post, questa e' la ricetta tradizionale tramandata da madre a figlia, da secoli. Credo che i semi vadano tolti perché conferirebbero un gusto aspro. La cenere o la pietra calcarea favoriscono la decantazione di tutte le particelle di frutto. Io non ho mai provato a farne a meno ma se tu vuoi, fammi sapere poi i risultati. Ciao

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    3. Gufetta se mi dici che è una ricetta tramandata allora preferisco fare la tua, credo anche io che i semini vadano tolti per lo stesso motivo che dici tu, l'ultima cosa alcuni dicono che le carrube anche se raccolte mature vanno utilizzate l'anno successivo perchè sono ancora (allapuse) e quindi durante l'anno avrebero il tempo di maturare, ti ripeto vorrei avere notizie dettagliate perchè amo il decotto e quindi voglio che tutto riesca al meglio ancora grazie!

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  7. E' vero in parte. Appena raccolte non vanno bene ma dopo un periodo di buona essiccazione e con un rapido passaggio in forno caldo sono perfettamente utilizzabili anche da sgranocchiare al naturale. Buon lavoro.

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