sabato 15 settembre 2012

I cuddureddi

E' tempo di vendemmia dalle mie parti:  a casa mia abbiamo il "vizio" di farci tutto in casa, o quasi, per cui è arrivato il momento di staccare i grappoli dalle viti!
E' stata una buona annata e le cassette si riempiono velocemente.
Adesso, come la tradizione patriarcale vuole, gli uomini al palmento per la spremitura e le donne a casa, a preparare gli ingredienti necessari per la realizzazione di un dolce tradizionale e molto antico che a Scicli chiamiamo "cuddureddi" mentre nella vicina Modica chiamano"lolli nto mustu".
Il primo mosto che sprizza dagli acini viene subito portato a casa prima che inizi la fermentazione, la quale viene bloccata con una prima bollitura.
Dopo che si è intiepidito, viene aggiunta una manciata di cenere di legna o di pietra calcarea frantumata: questo passaggio renderà il mosto chiarificato e particolarmente dolce.
Passate alcune ore, bisognerà filtrare il tutto per eliminare i residui e rimettere sul fuoco.
Nel frattempo, lavoriamo della semola di grano duro con acqua fredda fino ad ottenere un impasto elastico.
Avrete notato che non ci sono dosi precise, anche perchè la tradizione vuole che questo sia un dolce da condividere con tutte le persone a noi care, per festeggiare la vendemmia, per cui a casa mie le quantità sono industriali.

Mentre le mani di mia mamma stendono una sfoglia sottile, io preparo questo dolce intruglio fatto di mandorle tostate e macinate, zucchero, cannella, limoncello. Questo ripieno mi servirà per realizzare dei fagottini che noi chiamiamo "trusciteddi", che arricchiranno ancora di più questo dolce.







Non sono carini?
Con la pasta restante tiriamo una sfoglia più spessa, tagliamo dei piccoli rettangolini e realizziamo dei cavatelli, che possono essere lisci o rigati su una forchetta. 
Dopo un pomeriggio passato con le mani sulla spianatoia ( "u scanaturi"), finalmente è arrivato il momento di tuffare il tutto nel mosto che bolle.
Il profumo che emanano fa andare fuori di testa!
Quando il mosto sarà diventato sciropposo, è il momento giusto per impiattare. Cospargiamo con mandorle tritate grossolanamente e cannella: ATTENZIONE, NON E' CERTO UN DOLCE PER DIABETICI!
E DATO CHE NON VOGLIAMO FARCI MANCARE PROPRIO NIENTE, ABBIAMO PREPARATO ANCHE LA MOSTARDA, REALIZZATA CON IL MOSTO ADDENSATO CON AMIDO.
 Un tempo dopo averla sformata, la mostarda veniva messa ad asciugare all'esterno fino a quando diventava asciutta e gommosa: in questo modo si conservava per molti mesi e addolciva il periodo invernale.



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